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Storia dell'Aspromonte

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La Storia sull'Aspromonte

Forse, il nome di Aspromonte è adatto a queste impervie montagne i cui vertiginosi profili rappresentano talvolta una sfida per chi, impavido, per qualche motivo, decidesse di scalarli, soprattutto se sprovvisto dell'attrezzatura e delle forze necessarie.
Tutto questo può raccontarcelo anche la storia di questi monti che videro il proprio suolo calpestato dalla sconfitta di Garibaldi durante la sua spedizione alla conquista dell'Italia.
Siamo nel 1862, a seguito della questione romana si era ormai capito che il governo italiano voleva mantenere un basso profilo ed, intanto, la penisola italiana, grazie all'accordo stretto con Napoleone III, vedeva il proprio territorio in balia dei francesi.

Dove

L'occupazione straniera non però infervorava gli animi degli italiani, il cui sentimento per la nazione si rafforzava ormai di giorno in giorno, così come anche la consapevolezza di un'identità nazionale.
Ecco allora che, per la prima volta in Calabria, si fa sentire la presenza del rampante Giuseppe Garibaldi: salpano nottetempo dalle coste della Sicilia, la mattina del 25 agosto del 1862 con il preciso intento di giungere alle porte di Roma, sbarca nella punta estrema della Calabria accompagnato da 3.000 seguaci volontari. Avvistati e bombardati ancora prima di poggiare piede sulle coste calabresi, i garibaldini si vedono costretti a deviare quindi per le terre dell'Aspromonte, ma anche qui la loro posizione venne intercettata e segnalata.
La reazione dei francesi è veloce e risoluta, lo scopo è uno solo: fermare i garibaldini; Urbano Rattazzi si vede così costretto ad inviare, perchè provvedesse, il generale Enrico Cialdini nelle terre dell'Aspromonte.
Ma Garibaldi preferisce evitare, per il momento, lo scontro a fuoco e, assieme ai suoi seguaci, la sera del 28 agosto, raggiunge una posizione ben difendibile a pochi chilometri da Gambarie, proprio nel territorio di Sant'Eufemia d'Aspromonte.
Il giorno seguente, le condizioni del piccolo esercito di Garibaldi sarebbero potute definirsi disastrose: il numero di soldati si era praticamente dimezzato a causa delle diserzioni e degli arresti, ed in più si preparava ad affrontare l'arrivo di una grande armata del Regio Esercito.
Eppure, Garibaldi, cosa che poi si rimproverò a lungo, decise di attendere la truppa, dato che la prospettiva di un'infinita ed infruttuosa fuga non sembrava la soluzione migliore.
Lo scontro tra i due eserciti avvenne così lo stesso giorno proprio tra le montagne dell'Aspromonte e, purtroppo per Garibaldi, volse a favore del Regio Esercito.
Garibaldi venne infatti ferito ed imprigionato assieme ai suoi seguaci, per poi essere rimpatriato nella sua residenza di Caprera.
Ad oggi, nella località di Sant'Eufemia d'Aspromonte in cui Garibaldi fu ferito, sorgono un mausoleo, recante un busto dell'eroe, e delle lapidi in sua memoria ed in memoria dei suoi seguaci. In oltre, è ancora perfettamente visibile l'albero a cui, si pensa, Garibaldi si fosse appoggiato una volta ferito; mentre, all'interno di un museo a Roma vengono conservati i cimeli del famoso episodio: lo stivale forato e la pallottola che ferì Giuseppe Garibaldi.

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